Campione del Garda

Situato nel Parco dell’Alto Garda Bresciano, Campione è un piccolo borgo incastonato tra maestose rocce e diviso dal Tignalga, un tortuoso torrente al quale lega le vicissitudini della sua storia.

Vi si accede percorrendo la Gardesana Occidentale, suggestiva strada che unisce la località di Gargnano a quella di Riva, in un’incantevole susseguirsi di curve e gallerie scavate al limite di strapiombi che affascinano chi la percorre.

Del suo passato, viene segnalata la presenza di fucine dedite alla lavorazione del ferro estratto dalla vicina Val Sabbia, sin dal tempo degli antichi Romani, mentre nei secoli successivi il Borgo seppe affermarsi quale crocevia degli scambi commerciali tra gli stati confinanti il lago.

Dal XVI al XVIII secolo, sotto il dominio della Repubblica Veneta, Campione si inserì di diritto tra le fiorenti attività sviluppatesi nel Benacense.

In quel tempo il territorio definito “Magnifica Patria” risultava suddiviso in sei “quadre” comprendenti: quella di Desenzano, dall’entroterra ricco di coltivazioni considerato il granaio della Riviera, la “quadra” della Val di Tenese dall’affermata produzione di vini e olio, con Salò sede del Governo Veneto, ed importante centro dedito alla lavorazione e al commercio del refe.

Risalendo la Riviera in quella di Toscolano, la lavorazione della carta nel 1600 vantava una tradizione secolare, mentre dalla “quadra” di Maderno “coltivata a olivi e agrumi” fin oltre quella di Gargnano, tra montagne tagliate da strette valli, animate nei suoi corsi d’acqua da cartiere e mulini, si alternavano terrazze coltivate a cedri, aranci e limoni in alcuni punti prospicienti il lago, nel quale l’attività della pesca occupava gran parte della popolazione.

La “quadra” di montagna l’attuale Val Sabbia, oltre all’estrazione del ferro lavorato anche nelle fucine locali, garantiva il legname necessario all’intero settore produttivo Benacense.

In questo contesto territoriale la famiglia Archetti, potenti mercanti dal 1600 proprietari di Campione, seppe consolidare il suo potere affiancando alla tradizionale produzione di chiodi e ferrame distribuiti dal “Negozio Campion” e in gran parte destinati ai mercati del Veneto, un opificio per la lavorazione della seta.

Nel 1765 la realizzazione della nuova fabbrica con annesso filatoio, unito al secolare commercio senza l’aggravio del dazio da parte delle autorità locali e garantito dai privilegi concessi dalla Serenissima, ne accrebbe ulteriormente il potere economico.

Sul finire del 1700 gli Archetti, già divenuti nobili “Marchesi di Formigara” titolo acquisito dal casato Mantovano, vissero un ancor più rapido declino rispetto all’esaltante ascesa che li vide protagonisti in quei secoli.

La caduta della Repubblica Veneta con la conseguente perdita dei privilegi fino ad allora vantati, decretarono la fine dell’egemonia dei mercanti imprenditori di Campione.

Le carestie dei primi del 1800, unite al dilagante dissesto economico dettato dai criteri agricoli superati e aggravato dal ritardo nella conversione di interi settori produttivi, investirono l’intero territorio Benacense.

Il Borgo dopo la chiusura definitiva del Negozio Campion, entrò in una fase di degrado irrimediabile e le devastanti alluvioni che lo colpirono nel 1803 e nel 1807 contribuirono al suo definitivo abbandono.

Verso la metà del 1800, nell’intera Riviera sfruttando le favorevoli caratteristiche climatiche, si sviluppò il settore alberghiero capace di ottenere consensi sempre maggiori soprattutto dai turisti d’oltralpe, mentre sul finire del secolo, il nuovo processo di industrializzazione che investì il Bresciano, vide la famiglia Feltrinelli, industriali nel settore tessile, al centro della rinascita di Campione quale sede della nuova fabbrica di filatura “Olcese”.

Il progetto, ideato con un pensiero rivolto a fornire ad una zona depressa come quella dell’Alto Garda, dagli elevati flussi migratori nuove prospettive di lavoro, in realtà risultava dettato dall’esigenza di garantire l’energia necessaria al funzionamento di tale struttura.

Nel Borgo di Campione, dal 1896 trasformato in “Paese fabbrica” su progetto di Vittorio Olcese, i ritmi scanditi dalla produzione determinarono i destini di intere generazioni.

Negli anni trenta del secolo scorso con la realizzazione dell’ultimo tratto della Gardesana, il villaggio cotoniero pose fine all’isolamento che di fatto lo aveva sempre contraddistinto.

Sino ad allora, infatti, in questo luogo non si andava se non per acqua, oppure percorrendo uno dei due irti e tortuosi sentieri conducenti: il primo alla sovrastante comunità di Tremosine, il secondo con direzione contrapposta, verso quella di Tignale.

Nel 1980 le linee della Olcese si fermarono definitivamente, la necessità di realizzare insediamenti in luoghi adatti a contrastare la crescente concorrenza ne decretarono la chiusura.

Da allora Campione attende un’auspicata conversione in centro turistico, del passato di quel Borgo operoso rimangono gli “edifici” ora più che mai attraversati dal futuro legato alla sua seconda risorsa: il vento.

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